Sogni Contagiati

Il mondo “non sarà mai più lo stesso” quante volte l’abbiamo sentito ripetere? E’ accaduto all’indomani dell’11 Settembre, dopo la recessione del 2008-2009 e dopo la crisi dei rifugiati nel 2015.Più recentemente  il covid 19 ci ha costretti ad un lockdown che ha minato dalle fondamenta il pianeta così come era; il mondo globale è parso crollare. Sulla traccia del pericolo le frontiere si sono chiuse, gli italiani  hanno cantato l’inno nazionale sui balconi chiudendo, però, la porta agli altri paesi così vicini fino al mese prima. A dicembre 2019 bastavano 19 euro e ci trovavamo a far merenda ad hide park o a fare shopping sugli Champs Elysées a Parigi,  il 25 dicembre si poteva andare nella casa di Babbo Natale in Norvegia prima che i bambini aprissero i regali che lui aveva portato. Chiusa anch’io come tutti nel ristretto mondo del mio quartiere ho pensato che il pianeta non era più lo stesso:. si era ristretto. Attonita e con gli occhi sbarrati dallo stupore ho continuato il mio lavoro da remoto con gli expat; i nuovi migranti italiani che grazie al villaggio globale portano il loro sapere e la loro genialità lontano dall’Italia che li paga così poco.Sono bastati pochi giorni per accorgermi di un evento nuovo e sensazionale: gli abitanti del mondo chiusi in casa, e se non chiusi in casa minacciati da un pericolo incombente, stavano vivendo un evento uguale per tutti.  Con sorpresa mi sono accorta che la caduta del villaggio globale aveva reso maggiori le distanze fisiche ma non quelle psichiche: tutte le mamme si trovavano ad inventare giochi e a sedare paure non più immaginarie, i padri comparivano finalmente nella vita dei figli, i single facevano meditazione e i fidanzati amoreggiavano on line.Il covid aveva colpito tutto il pianeta e i giornali hanno iniziato a parlare di pandemia.; il dio Pan, “tutto” ha sottolineato la connessione di tutti con tutti. A New York come a Londra, come a Copenaghen i vicini di casa, stranieri sino al giorno prima, sono diventati amici di prigionia. 

E così è successo che tutti hanno iniziato a sognare, sogni diversi ma simili nel contenuto.  La paura del contagio ha preso la forma della paura di invasione: degli zombi ciechi camminavano per le strade deserte e senza sole, una persona sconosciuta forzava la porta di casa, uno tsunami  avanzava minaccioso cercando di raggiungere delle case rosa arroccate su una collina. La paura dell’invasione viaggiava vicino all’interrogativo di: “chi sono ora?” e “dove sono?” Tutti  cercavamo una via di ritorno o una via d’uscita, qualcosa di solido, qualcosa su cui poter contare per dare luce, speranza e senso dell’orientamento mentre ci muovevamo in territori oscuri.Pieni di domande ad un tratto abbiamo iniziato a incolpare i vicini, il governo, la Cina e Trump: maniaci ci inseguivano e gli Zombi comparivano tra il letto e il divano in quella quiete domestica che ci sembrava inattaccabile.  Gli archetipi dell’umanità incominciavano a mostrare come eravamo non solo connessi in rete ma anche nel nostro immaginario più profondo.In una etnia del Gabon nord-orientale, nel villaggio di Mèkouka, la comparsa dell’Ebola è stata attribuita alla presenza di un ezanga, che nella lingua bakola significa “vampiro” o “spirito maligno”; gli esanga sono spiriti cattivi che provocano le malattie in quegli individui che hanno accumulato ricchezze senza condividerle con la comunità Dopo un pò come se si fosse verificata una sorta di terapia collettiva la minaccia non è più arrivata da fuori ma da dentro come se il covid persecutore non stesse più fuori nel pericolo del contagio; crollavano tetti, si chiudevano pareti e pavimenti si sbriciolavano sotto i nostri piedi come biscotti. Il covid non ci attaccava più da fuori ma dava una scrollata alle fondamenta della nostra individualità: ci attaccava da dentro, e sembrava colpire la nostra hybris di esseri umani  approfittatori di ciò che è naturale.Verso il finire della primavera e l’inizio dell’estate hanno incominciato ad emergere  elementi forieri di possibilità fino a quel momento inimmaginabili; vere e proprie storie che cercavano un inizio: “prima del covid” una trama “durante il covid” e iniziavano ad immaginare una fine e un nuovo inizio che tenesse conto dei bisogni umani.Micol scienziata in Danimarca ha sognato che c’erano dei palazzi distrutti, ed era successo prima del covid, però ora in cucina stavamo preparando una cena con delle bucce di patate avanzate.Davide  giornalista a New York sogna che il sole stava sorgendo dalla parte opposta.Antonella torna piccola: “Ero sul divano e intorno a me c’era un guerra con scoppi e bombe e qualcuno mi dice che mi va bene che sono su zoom se no tutti se ne accorgerebbero che sono senza un calzino…ma ero felice e libera senza scarpe e con il moccio al naso.”Abbiamo bisogno – ricorda M. Di Renzo-di nuove possibilità, di atteggiamenti meno contrapposti, di una visione che includa Oriente e Occidente (il sorgere e il calare del sole) in una naturale successione di accadimenti fisici e psichici, abbiamo bisogno di stagioni che segnino il tempo, abbiamo bisogno di includere la morte nella visione della vita e non come conseguenza di fallimenti o di sciagurate scelte politiche, Abbiamo bisogno di umiltà e di sacro rispetto a ciò che ci trascende (Babele. Speciale Covid-19, 2020, p.8). Forse non l’abbiamo percepito ma per la prima volta nella storia del mondo abbiamo sognato tutti assieme e per lo meno nel mondo invisibile ed etereo del sogno abbiamo cercato di trasformarlo questo mondo.  Una moltitudine di inconsci al lavoro si affaticava a trovare un senso e a ricominciare.In verità ci dicono sin da bambini che la realtà è diversa dai sogni eppure se di tutta quell’energia trasformativa ce ne facessimo qualcosa beh, forse qualcosa potrebbe cambiare.

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